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IL CAMBIAMENTO E IL CORAGGIO DI CAMBIARE

Il cambiamento non è mai doloroso, solo la resistenza al cambiamento lo è.

(Buddha)

Il cambiamento e il coraggio di cambiare sono due concetti fondamentali per la nostra esistenza. Il coraggio è una parola molto declamata ma pochi sanno che in natura non esiste. Il coraggio è semplicemente la paura vinta. Se vogliamo avere il coraggio di affrontare le sfide, di cambiare quando le situazioni non sono quelle desiderate o quando non riusciamo a raggiungere gli obiettivi prefissati, dobbiamo utilizzare la paura come risorsa. Non esiste niente di più costante del cambiamento. In natura tutto cambia, tutto è in costante evoluzione, dovremmo essere sereni rispetto al cambiamento, non dovremmo averne paura eppure le cose non stanno cosi. In realtà ogni sistema vivente tanto più è complesso e tanto più risulta essere resistente al cambiamento del suo stato, anche quando esso risulta essere disfunzionale.

Cosa accomuna un atleta bloccato nella sua performance a un’azienda che non funziona più nei suoi progetti strategici? Il più delle volte è la loro incapacità di cambiare, la loro resistenza al cambiamento rispetto ai modelli utilizzati in passato. La resistenza al cambiamento dei modelli si fonda sul concetto che fino a quel momento tali modelli hanno funzionato, per cui si tende a mantenerli inalterati in virtù della loro passata e comprovata funzionalità.

In linea con un approccio di Coaching, ci occuperemo del cambiamento strategico. Si tratta di un cambiamento volto al raggiungimento di un obiettivo reale attraverso specifiche azioni strategiche. Possiamo distinguere tre tipi di cambiamento: il primo è il cambiamento graduale (step by step) e si attua quando si vuole ottenere un cambiamento nel medio o lungo termine; il secondo è chiamato cambiamento catastrofico, quando provoca la rottura dell’equilibrio tramite un evento e si attua quando è necessario un cambiamento immediato; il terzo è il cambiamento esponenziale, si attua quando si ha una fortissima resistenza, e si sviluppa adottando una serie di tanti piccoli cambiamenti fino a quando la loro somma arriverà a produrre un unico grande cambiamento.  Abbiamo visto come sia necessario cambiare i propri modelli di azione passati quando essi non risultano più adeguati a raggiungere i nostri obiettivi. Si rende necessario un cambiamento e, di conseguenza, il superamento della paura di affrontarlo

Come è possibile superare la paura del cambiamento?

Ci viene in aiuto il metodo del problem solving strategico. Il primo passo da compiere, secondo questo modello, è quello di definire l’obiettivo che si vuole raggiungere con estrema accuratezza. Finché non si ha una chiara, concreta ed empirica visione dell’obiettivo non si può procedere. Il secondo passo consiste nell’analizzare quali sono le problematiche che non permettono il raggiungimento dell’obiettivo. Quali sono le difficoltà che ostacolano il cambiamento strategico, quali le caratteristiche che incrementano la resistenza al cambiamento.  Il terzo passo è focalizzato sul concetto di “tentata soluzione” ovvero sulla tendenza di continuare a mettere in atto le stesse strategie applicate in passato, alimentando così il problema del mancato raggiungimento dell’obiettivo. La maggior parte delle persone attua un approccio di questo tipo. Le tentate soluzioni possono essere strategie consapevoli o azioni/reazioni inconsapevoli, possono essere pensieri, modi di comunicare o azioni. In qualunque loro aspetto vanno analizzati e svelati per interrompere il circuito di alimentazione del problema. 

LA PAURA DEL CAMBIAMENTO

Chiunque prova paura e, in questa situazione, mette in atto le tre tentate soluzioni. La prima tentata soluzione consiste nel cercare di controllare la propria ansia e le proprie reazioni, ma, facendo questo, non fa altro che amplificarle. La seconda si verifica quando la persona evita tutto ciò che gli può creare una determinata reazione di paura. Questa soluzione funziona solo apparentemente poiché, così facendo, fa presente a se stessa che non è in grado di affrontare e superare quella paura e, di conseguenza, la paura crescerà in modo esponenziale.  La terza tentata soluzione è quella di chiedere rassicurazione o protezione al prossimo, ma anche questa soluzione risulta inefficace poiché, anche se genera protezione, conferma alla persona di non essere all’altezza di affrontare da sola la paura. 

In che modo possiamo aiutare la persona ad uscire dalle trappole che si è costruita? Una volta individuate le tentate soluzioni ridondanti, ovvero quelle che la persona ripete, dobbiamo introdurre soluzioni alternative e percorribili dalla stessa.

A tal proposito, esistono tre tecniche. La prima è la tecnica dello scalatore, che consiste nel rendere il processo di cambiamento qualcosa di apparentemente graduale. Si parte dall’obiettivo finale (dalla cima) e si calcola minuziosamente il percorso a ritroso fino ad arrivare a determinare il primo passo che va compiuto. Un aspetto molto importante di questa tecnica è come essa riesca ad aggirare la forte resistenza che la persona presenta, poiché, dopo i primi piccoli passi che essa compie, si avvia un’accelerazione che coinvolge la persona fino al raggiungimento dell’obiettivo. 

La tecnica del “come peggiorare” utilizza la logica del paradosso, ovvero serve ad ottenere qualcosa spingendo nella direzione opposta. Consiste nel presentare alla persona l’elenco di tutti i comportamenti, le azioni, i pensieri che portano al peggioramento della situazione. Ciò scaturisce nella mente della persona una reazione avversiva verso quegli elementi, per cui si stimola una ricerca spontanea di soluzioni opposte e adeguate. Questa tecnica, usata da Archimede, Leonardo Da Vinci e Edison, permette di evidenziare le azioni errate che la persona ha attuato fino a quel momento e che potrebbero essere attuate anche in seguito alimentando il problema. Si tratta di un approccio utile per aggirare la resistenza, sbloccare le risorse e attivare la creatività. 

La terza tecnica è quella dello “scenario al di là del problema” e consiste nel far immaginare lo scenario che prenderebbe forma una volta raggiunto l’obiettivo. È importante far entrare la persona nel dettaglio, suddividere lo scenario in piccolissimi atti, ciò dovrà essere fatto dal soggetto come come se si trovasse già al di là del problema. 

Le tecniche esaminate consentono di trasformare la paura iniziale in coraggio poiché prevedono un percorso volto a liberare le risorse del soggetto. Si tratta di modelli efficaci che si basano sul presente e sul futuro, senza andare nel passato né indagando le cause del problema. La ricerca delle cause è fuorviante dalla ricerca delle soluzioni. Vale il concetto che il passato non lo posso modificare. Quando si lavora strategicamente si deve pensare che bisogna intervenire nel presente per migliorare il futuro e, talvolta, è utile usare la proiezione di un futuro possibile per influenzare il presente. Possiamo definire questo approccio un modello che modella, nel senso che, se lo applico e lo rendo parte integrante del mio modo di vivere, mantengo in allenamento la mia mente e miglioro me stesso. 

Riferimenti Bibligrafici

Il cambiamento strategico di G. Nardone e R.Milanese

I 7 passi del problem solving strategico di G. Nardone

Di vincenzo colaguori

Vincenzo Colaguori, Coach professionista, vive e lavora a Roma. I suoi successi nel tennis lo portano ad entrare nel Centro Tecnico Federale Italiano. Si iscrive alla Facoltà di Scienze Motorie e partecipa al “Master Internazionale in Strategia e Pianificazione delle Organizzazioni, degli Eventi e degli Impianti Sportivi”.
Il tennis diventa la sua professione presso uno dei Circoli più prestigiosi d’Italia. Qualificato come Maestro Nazionale della Federazione Italiana Tennis, dal 2004 è allenatore, coordinatore e responsabile del settore tennis agonistico.
La sua lunga esperienza lavorativa si è sempre basata sulla relazione e sul contatto personale, il suo ruolo di allenatore lo ha portato sempre a chiedersi quale fosse il metodo giusto per poter tirar fuori il meglio dai suoi allievi e per poterne migliorare le performances. Ha sviluppato una grande capacità di ascolto e di empatia, ha approfondito ed esercitato l’approccio del Coaching e ha verificato, nello sport ma non solo, quanto esso sia utile per risvegliare in maniera costruttiva il potenziale presente dentro ognuno di noi e quanto renda più chiara la possibilità di raggiungere efficacemente determinati e specifici obiettivi.

Una risposta su “IL CAMBIAMENTO E IL CORAGGIO DI CAMBIARE”

“La ricerca delle cause è fuorviante dalla ricerca delle soluzioni” .
Mi piace partire da questa affermazione per rinnovarti i miei più sinceri complimenti per il lavoro che stai facendo su te stesso e per la professionalità con la quale approcci ad un tema cosi interessante, quale il cambiamento.
Colgo l’occasione per ringraziarti pubblicamente per il lavoro che mi hai chiamato a fare e per le strategie che mi hai consigliato di attuare.
E’ proprio vero che se ti lasci coinvolgere dal modello, ti modella.
Chi ha il coraggio di mettersi in gioco, decide di farlo insieme a te e alle tue tecniche, può solo imparare la mossa vincente!
Grazie Coach.

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